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Kilowatt: progettare modelli di sviluppo sostenibile

Innovazione sociale, rigenerazione urbana, sostenibilità: il design contemporaneo non può non tenere conto del proprio impatto sul futuro. Ne abbiamo discusso con Gaspare Caliri, co-founder di Kilowatt e docente della nuova edizione del Master Relational Design.

Innovazione sociale, rigenerazione urbana, sostenibilità: il design contemporaneo non può non tenere conto del proprio impatto sul futuro. Ne abbiamo discusso con Gaspare Caliri, co-founder di Kilowatt e docente del corso Design-as-a-Bricolage for Social Impact and Sustainability, in programma ad aprile 2020 all’interno della nuova edizione del Master Relational Design.


Semiologia, co-design e community organizing: dicci di più sul tuo background poliedrico.
La mia prima passione è stata la semiotica – l’etnosemiotica in particolare – e la lettura di lettristi e situazionisti. Poi i processi creativi collettivi. Poi i modelli organizzativi. Ho capito alcune cose, credo abbastanza bene, grazie a queste passioni e grazie all’arte relazionale, al design dei servizi e soprattutto alle teorie della complessità: non esiste causa-effetto ma azione e retroazione; il nostro punto di vista incide sul sistema, lo modifica. 


Sei co-fondatore di Kilowatt. Di che si tratta?
Kilowatt è un’organizzazione complessa, tecnicamente un ibrido organizzativo, ma anche un incubatore di progetti nostri e di altri. Ci occupiamo di tante cose diverse: ad esempio abbiamo rigenerato a nostre spese le vecchie serre abbandonate del comune di Bologna, dove abbiamo un ristorante e una programmazione culturale, un orto condiviso, un coworking e una scuola dell’infanzia; siamo stati una startup innovativa cooperativa e ora non lo siamo più perché siamo diventati adulti; abbiamo un’agenzia di comunicazione e una di consulenza – tutte cose che potete vedere sul nostro sito – e tutte concorrono a un obiettivo di cambiamento di lungo periodo: dare al lavoro la qualità del tempo libero. Trovate un po’ di cose nel nostro bilancio d’impatto e in questo articolo.


Di quali altri progetti ti occupi?
Sono stato tra i fondatori del Centro Bolognese di Etnosemiotica (CUBE) e ho condotto per molti anni Snark, un’associazione che si occupava di progetti di sensibilizzazione ai temi legati allo spazio pubblico (ora non c’è più, abbiamo fatto una festa funebre a inizio anno); ho anche fatto il critico musicale, per dodici anni più o meno. Ora (da cinque anni e passa, per la verità) c’è Kilowatt, che è il mondo che ci costruiamo ogni giorno cercando di valorizzare le nostre passioni, ricavandoci gli spazi di libertà di espressione di cui abbiamo bisogno. E uno di questi è proprio la dimensione della formazione, dell’educazione; un altro è la programmazione di concerti e laboratori sulle musiche non convenzionali, che curo alle Serre.

Le Serre dei Giardini Margherita, Bologna_

Dicci di più sulle Serre dei Giardini Margherita che hai citato prima: parlaci dello spazio e delle attività che si svolgono al suo interno.
È un luogo dove i pubblici si mescolano, è al contempo un bar e ristorante (d’estate proiettato fortemente verso l’esterno), una grande aula studio coworking informale all’aperto (ovunque ci sono WiFi e prese elettriche), uno spazio per eventi (non solo nostri), un luogo di condivisione, cultura, formazione, oltre che il nostro spazio di lavoro. Ognuno ha un’occasione o un’opportunità per appropriarsene.


Così come il master si fonda principalmente sulle relazioni anche,  il tuo corso vuole creare connessioni tra gli strumenti provenienti da diverse discipline. Puoi darci qualche anticipazione?
Lavoriamo molto sul tema dell’impatto, ossia del cambiamento a lungo periodo legato principalmente ai diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Aiutiamo le aziende o altre organizzazioni a orientare la propria innovazione grazie a questa prospettiva. Allo stesso tempo, facciamo progetti sperimentali in prima persona. Uno di questi è GREAT, un progetto europeo finanziato dal fondo Life, che ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza di tutta la filiera, dal coltivatore al trasformatore, alla GDO al consumatore finale, dell’importanza di coltivare e consumare cibi cosiddetti “resilienti” (che contribuiscono a calmierare il riscaldamento globale e si adattano meglio al cambiamento che è già in atto).
Design-as-a-bricolage vuol dire dotarsi degli strumenti più adeguati (sia che vengano dalle scienze sociali, sia dalla comunicazione, dal community organizing o dal design dei servizi) per gestire il corretto confezionamento di una domanda di progettazione, che è sempre anche domanda di immaginario per una comunità di riferimento. Lavoreremo proprio sulla dimensione del coinvolgimento e sul problem framing con i destinatari del progetto.

Il modulo “Design-as-a-Bricolage for Social Impact and Sustainability” si terrà ad aprile 2020 in collaborazione con Kilowatt e con Alce Nero: 
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Gaspare Caliri