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Eleonora Odorizzi e Italian Stories: come creare un progetto partendo dalle relazioni

Nuove interviste in attesa della prossima edizione del Master Relational Design! Abbiamo parlato con Eleonora Odorizzi di Italian Stories, un successo digitale dalla forte componente relazionale

Eleonora Odirizzi è founder e CEO del progetto Italian Stories, una piattaforma digitale che in poco più di due anni è diventata un punto di riferimento per la (ri)scoperta delle eccellenze dell’artigianato italiano, è stata anche docente nella prima edizione di Relational Design per il corso “L’artigiano e i nuovi codici semantici” che ha condotto insieme ad Andrea Miserocchi, co-founder e project manager di Italian Stories.

Eleonora, per chi ancora non ne avesse sentito parlare, ci racconti il progetto di Italian Stories e come è nato?

Italian Stories è una piattaforma digitale che ha ormai raggiunto le dimensioni di un network (per espansione e penetrazione), composta da una rete di artigiani che si rendono disponibili ad aprire le loro botteghe per organizzare dei workshop su tematiche specifiche del proprio saper fare; il progetto è nato con l’intento di formare un asset tra l’artigianato e il turismo, settori che nella realtà dei fatti non presentavano punti di incontro strutturati e allo stesso tempo creare un nuovo valore economico per gli artigiani; ci siamo chiesti – perchè non creare uno strumento che permetta di entrare in contatto con queste realtà uniche al mondo unendo il valore turistico a quello formativo?

La cosa che più ci piace del vostro progetto è il modo in cui siete riusciti a veicolare realtà tradizionali un pò ferme nel passato attraverso il digitale per restituire però un’esperienza reale e tangibile. Quali sono stati i feedback su questa interazione virtuale/reale?

Recentemente ci ha scritto una coppia dalla Tasmania informandoci del fatto che avessero organizzato il loro viaggio in Italia attraverso le esperienze offerte dalle nostre botteghe. La comunicazione digitale ha permesso un’espansione inaspettata, si tratta di un linguaggio nuovo per la maggior parte degli artigiani con cui siamo entrati in contatto ma a cui molti si sono subito appassionati, riuscendo ad adattare le innate capacità relazionali “off-line” all’online. Questo lavoro di adattamento al web in molti casi è stato anche l’occasione per creare un nuovo tipo di contenuti e immagini mirati a uno storytelling efficace.

Secondo la tua esperienza di founder, che ruolo hanno le relazioni all’interno di un progetto autoprodotto?

La progettazione relazionale è stata fondamentale per la creazione del nostro progetto; è stata condotta su più livelli e in diverse fasi, dalla formazione della rete di artigiani si è passato alla community di storyfinders che si è occupata della documentazione e del racconto, continuando poi attraverso il network creato una volta lanciato il progetto, formato dalle persone che avevano partecipato ai workshop che ci hanno aiutato a sviluppare la storia. Si è conclusa di recente l’esperienza di crowfunding per la realizzazione di MANI, un tentativo di restituire tangibilmente in un volume, tutto il lavoro di raccolta e narrazione digitale svolto fino ad ora: un grande successo che ci vede ora impegnati in spedizioni in giro per il mondo, India, Canada, Perù… che altro non è stato se non la conferma di quanto la progettazione della rete di relazioni, se condotta con passione e lungimiranza, aiuti nel raggiungimento degli obiettivi e restituisca, nel mio caso, anche una stimolante empatia, altrettanto preziosa.

 

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