Adele Giacoia: migliorare l’esperienza museale e la fruizione del patrimonio artistico attraverso il Service Design

Adele Giacoia è nata nel cuore della Magna Grecia e cresciuta in un paese che leggenda vuole essere stato fondato dal padre di Ulisse. Ha studiato Lettere a Roma, dove ha vissuto per quasi 10 anni per poi dividersi tra Milano, Trieste, Genova, lavorando in ambiti didattici, storico-artistici e museali. In mezzo a tutto questo peregrinare, Adele è stata anche una studentessa del Master Relational Design.

Cosa ti ha spinto a intraprendere questo percorso?
La prospettiva di un viaggio, una sorta di moderno grand tour alla scoperta del mondo del design e della comunicazione, rappresentava un’occasione di esplorazione e sperimentazione.

Cosa hai fatto dopo la conclusione del master e in che modo Relational Design ti ha ispirata o aiutata nei tuoi progetti?
Il master mi ha aiutata ad affrontare la progettazione in modo modulare e scalabile, sviluppando strategie ad hoc per ogni tipo di situazione, anche le più assurde.

“Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.”

Ho incontrato esseri mitologici con un solo occhio, ma ipertecnologico; con 999 teste, con corpi composti da quattro diversi elementi, sirene dai verdi crini e dall’anglofona favella, greggi di capre scolarizzate, elegantissime arpie dagli affilati artigli digitali, divinità social, asini alati, mostri sottomarini musealizzati, pazienti tessitrici di trame utopiche, sfingi dagli infiniti enigmi, splendidi draghi e cavalieri imbranati, intrepidi lanciatori di dadi, affascinanti affabulatori, curiosi esploratori e coraggiosi museomixer.

Hai svolto il tirocinio del master al Museo del Mare di Genova: di cosa ti sei occupata?
Non il responso dell’Oracolo di Delfi, ma la Fondazione Fitzcarraldo e MeltigPro mi hanno destinata a Genova, al Mu.MA – Istituzione dei Musei del Mare e delle Migrazioni, per sviluppare un’azione pilota di Audience Development condotta all’interno del progetto europeo Connect – Connecting audiences // Knowledge in Audience Development.
Grazie al preziosissimo supporto di Giovanna Rocchi mi sono occupata dell’ideazione, analisi, progettazione, organizzazione, sviluppo, grafica e comunicazione di due progetti: uno di didattica laboratoriale, Postcard Kit, mirato ad avvicinare le scolaresche alla conoscenza dei fenomeni migratori, osservati da un punto di vista storico e approcciati in una modalità pratica e ludica; e un altro più articolato e complesso, sPASSI col Mu.MA?, che riguarda tutte le quattro sedi (Galata – Museo del Mare, Lanterna, Museo Navale di Pegli e Commenda) dell’Istituzione in un’ottica di riqualificazione e rafforzamento dei legami territoriali.

sPASSI col Mu.MA? è diventato anche il tuo progetto di tesi: quali sono i vantaggi del Service Design per i musei?
sPASSI col Mu.MA? nasce dalla convinzione che un museo possa essere un elemento fondamentale per la vita culturale della città e che in qualità di vero e proprio organismo, possa permeare e, al tempo stesso, farsi permeare dal territorio. Il progetto vuole porre il Mu.MA in una condizione di dialogo con la comunità.
Nello specifico, si tratta di un percorso a tappe alla scoperta delle quattro sedi dell’Istituzione: una serie di passeggiate durante le quali, grazie anche all’intervento di ospiti speciali, la storia della città e quella del patrimonio conservato nei musei si fondono per dare vita a narrazioni inedite.
L’obiettivo è quello di migliorare, stimolare e accrescere la partecipazione cittadina e, perché no, anche le relazioni tra i cittadini.
I consigli di Vincenzo Di Maria e Claudia Busetto, i miei relatori, sono stati fondamentali per ampliare la mia prospettiva e progettare l’esperienza di un servizio tenendo conto dei comportamenti, delle necessità e delle preferenze degli utenti. Il Service Design può sicuramente essere utile per strutturare un’offerta tesa a migliorare la fruizione museale, rendere più accessibile il patrimonio, più chiari i contenuti, più semplici i passaggi e più piacevoli le visite.

Come descriveresti Relational Design?
Un acceleratore di particelle. Il suo scopo principale è farti acquisire la massima energia possibile, in modo che nell’urto con i bersagli reali una parte di essa si trasformi in nuove particelle dotate di massa – critica: una soglia quantitativa minima oltre la quale si ottiene un mutamento qualitativo.